In campo è un’amazzone, una forza della natura che sembra voler "demolire" chiunque si trovi dall'altra parte della rete. Eppure, fuori dal rettangolo di gioco, la numero uno del mondo è una persona che ha dovuto imparare a gestire una dualità complessa per non essere sopraffatta dai propri demoni.
Se il destino non le avesse fatto incontrare la racchetta, Aryna avrebbe probabilmente cercato sfogo sul ring o sotto i riflettori della moda. Per lei, l'aggressività non è un difetto, ma una necessità da incanalare: «Fino alla fine della mia vita, dovrò fare qualcosa in cui posso essere così aggressiva, forse la boxe... sento che sto bilanciando queste due personalità molto bene. Ma c'è una linea oltre la quale diventi una persona terribile, e quella linea non puoi superarla»
Il legame con questo sport nasce quasi per caso grazie a suo padre, ex hockeista, la cui scomparsa a soli 43 anni ha rischiato di spezzare la carriera e la vita della tennista. Aryna ha trovato nella disciplina quotidiana l'unico modo per non sprofondare: «Quando si attraversa un lutto, è importante fare il proprio lavoro, tenersi distratti. Allo stesso tempo, è importante soffrire, piangere... Mai tenerlo dentro, perché ti distruggerà dall'interno. Se non fosse per il tennis, non so dove sarei in questo momento»
La crisi del 2022: il momento del crollo Come riportato in un'intervista rilasciata a Esquire e ripresa da Fanpage, la sfida più dura non è stata contro un'avversaria, ma contro il proprio corpo. Nel 2022, il suo servizio – l'arma principale – si è improvvisamente inceppato, portandola a un passo dal ritiro:
«Non lo augurerei mai al mio peggior nemico. Immagina di fare qualcosa per tutta la vita e poi a un certo punto, all'improvviso, non riesci più a farlo. Lotti e arrivi al punto di voler solo mollare. Mentalmente è durissima.»
2026-04-15T13:37:16Z